IL SINDACO DI SARAJEVO: "VOGLIAMO LA PACE, PRETENDIAMO LA LIBERTA"

NOTIZIE RADICALI - 04 Feb 1993

Messaggio ai radicali: "Non possiamo nascondere la rabbia di uomini liberi per non essere potuti venire"

Il sindaco di Sarajevo, Muhamed Krelijagovic, bloccato nella capitale bosniaca assediata, ha inviato un messaggio al congresso del Partito radicale, che lui stesso avrebbe dovuto inaugurare a Roma. L'Onu ha negato il permesso per la sua partenza, perché Kreselijagovic è un "obiettivo sicuro" dei cecchini serbi. Il nostro inviato a Sarajevo ha raccolto il messaggio del sindaco, che glielo ha affidato per la pubblicazione.

"Signore e signori, compagni e amici radicali,

vengo da voi e vi porto i saluti della città di Sarajevo, la città che senz'altro è una delle più pittoresche e interessanti d'Europa. In questo spazio si sono incontrati e mischiati Est e Ovest. Questo fatto ha dato alla mia città uno specifico charme architettonico e urbanistico e anche le esperienze più preziose per l'avvenire.

Con l'eccezione di Gerusalemme, da questo punto di vista Sarajevo probabilmente è l'unica città del mondo, perché nell'arco di poche centinaia di metri si trovano moschee musulmane, chiese e cattedrali cattoliche, chiese ortodosse e sinagoghe ebree. Questo dimostra che Sarajevo è sempre stata una città di tolleranza, di coesistenza dei diversi gruppi religiosi in un'armonia universale. Non è per caso che uno scrittore francese ha detto che Sarajevo è una città tragica con il sorriso timido. Voglio convincervi che Sarajevo ha mantenuto questo sorriso timido anche durante questa tragedia, la più grande che ha avuto nella sua storia lunga cinque secoli e mezzo. Comunque questa città non perde il suo spirito e ogni giorno vengono stampati giornali, riviste e rappresentate altre attività culturali che parlano del nostro genocidio. E' evidente che la città ha deciso di sopravvivere comunque. Benché oggi siano bombardati dall'artiglieria serba, dalle colline che circondano la città, i cittadini di Sarajevo vivono e lavorano. Finora sulla nostra città sono cadute ottocentomila granate in dieci mesi. Le conseguenze sono altamente tragiche: sono morte più di ottomila persone di cui novecento bambini, i feriti sono almeno cinquantamila, dei quali quattordicimila gravi, gli invalidi sono milleottocento (il 10 per cento bambini). Per questo motivo oggi noi stiamo preparando progetti per la ricostruzione della città con ascensori adatti agli invalidi. Finora su ogni cittadino sono cadute due granate del peso di trenta chili. Più del 60 per cento delle abitazioni sono o completamente distrutte o danneggiate. Completamente distrutti i mezzi di trasporto pubblico, l'acquedotto, le fognature, la rete elettrica, il sistema di riscaldamento...

La sofferenza dei cittadini di Sarajevo continua ancora e non si può descrivere con le parole. Prego Dio che nessuno viva questa esperienza. La sopravvivenza di Sarajevo e della Repubblica della Bosnia Erzegovina, sono legate a un unico filo. Questa lotta per la sopravvivenza è basata sull'eguaglianza di tutti i popoli che vivono su questi spazi della Bosnia Erzegovina. La Comunità internazionale, nella cornice della conferenza di Londra e di Ginevra, offre soluzioni che confermano i risultati dell'aggressione serba su uno Stato sovrano riconosciuto dalla maggioranza dei paesi mondiali. In questo piano esiste una parte mostruosa della divisione speciale della città di Sarajevo, mascherata come città aperta. Secondo noi quello che ci è stato offerto porta a una guerra senza fine. Queste soluzioni, per me e i miei cittadini, non sono accettabili. Le proposte di Lord Ovens e Cirus Vance, secondo noi, sono devastanti per il nostro futuro per non dire vergognose. E' paradossale che a uno Stato sovrano gli si impedisca di difendersi dall'aggressione per tutelare i suoi inalienabili diritti alla libertà, alla vita e al libero pensiero. Ai radicali, ai seguaci di Gandhi che predicano la non violenza, noi diciamo che siamo per la pace, ma vogliamo, pretendiamo la nostra libertà. Agli italiani chiediamo la solidarietà che spetta a ogni popolo che vuole essere libero. Sappiamo delle numerose testimonianze che il popolo italiano vuole dimostrarci, attraverso aiuti di ogni genere che arrivano a Sarajevo. Vogliamo ringraziare il presidente e il segretario del Partito radicale Emma Bonino e Sergio Stanzani per essere venuti a trovarci e regalarci la loro simpatia.

Così come ringraziamo i numerosi sindaci italiani che ci hanno fatto pervenire i loro segnali di affetto, specie al sindaco Carraro che ci ha offerto di gemellarci con la Città Eterna dopo la proposta dei compagni radicali. E infine un grazie al "Messaggero" per la gara di solidarietà attuata con l'iniziativa di "Insieme" che ci ha permesso di farvi arrivare questo nostro saluto. Ma non possiamo nascondere la nostra rabbia, come uomini liberi, come radicali, per non essere potuti venire al nostro congresso. Noi siamo prigionieri della politica."

Il sindaco di Sarajevo
Muhamed Kreselijagovic